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Stipendi troppo bassi: le suore protestano

“Troppo lavoro e stipendi bassi”: Le suore protestano!

“È fondamentale che ciascuna sappia cosa può chiedere e cosa non può esserle chiesto”, dice suor Maryanne.

Tutto nasce dopo la proposta della premier finlandese, Sanna Marin, di lavorare quattro giorni a settimana, con una giornata di sei ore.

Per la prima volta, viene affrontato il tema della settimana lavorativa. finora QUESTO ARGOMENTO NON ERA MAI STATO CONSIDERATO IMPORTANTE, DAL MOMENTO CHE LE SUORE fanno voto di povertà: ricevono sì uno stipendio, tra gli 800 e i 900 euro al mese, per le loro mansioni (ci sono suore che con i loro servizi infermieristici o di cura arrivano anche a duemila euro al mese), ma devono restituire subito tutto all’ordine di cui fanno parte.

Maryanne Lounghry (suora della Misericordia, psicologa, membro del Consiglio della Commissione internazionale cattolica sulle migrazioni e consulente per il suo governo, ricercatrice al Boston College e all’Università di Oxford) propone qualcosa di simile ai contratti di lavoro, ossia di scrivere scrivere “un codice di comportamento, così come esistono le “linee guida per la tutela dei minori”.

In genere alla fine tutto avviene a discrezione della madre badessa o del superiore dell’ordine maschile cui sono collegate.

Secondo Maryanne, ciascuna dovrebbe avere un codice di condotta, una lettera di accordo con il vescovo o con il parroco; dovrebbe poter dire al padre o alla sorella: ’Sai, ho lavorato 38 ore questa settimana, non posso lavorare domenica e tornare di nuovo lunedì, ho bisogno di un giorno di riposo’”.

Per quanto riguarda “il voto di povertà”, suor Naike ci tiene a precisare: Il voto di povertà non implica una vita di miseria. Senza sussidi garantiti si impara a rispettare il denaro. Quello che noi facciamo è mettere in comune tutte le risorse”.

Ma… tutto questo e’ consono alle regole ecclesiastiche? che cosa e’ dovuto a queste “figure religiose”?

La vita dei religiosi non è di certo un’esistenza basata solo su preghiere, opere caritatevoli, oboli e missioni. E’ un vero e proprio lavoro, dal quale ricavano uno “stipendio”. Nel mondo ecclesiastico esistono ruoli, responsabilità e gerarchie.

I preti percepiscono uno stipendio mensile come un comune impiegato, intorno ai 1000 al mese, mentre i parroci che sono responsabili di tutto ciò che succede nella parrocchia guadagnano 1200 euro al mese. Le suore non hanno un vero e proprio stipendio a meno chè non svolgano precisi compiti e lavori all’interno della comunità ecclesiastica, come insegnati, educatrici, infermiere o altro. Anche i frati non hanno uno stipendio vero e proprio. Gesuiti, francescani, domenicani, carmelitani vivono in conventi costituiti come comunità o famiglie a tutti gli effetti e il loro sostentamento dipende in gran parte dalle donazioni dei fedeli.

PER LE SUORE E PER I FRATI vige il voto di povertà, castità e obbedienza, FATTO prima di accedere all’ordine o all’istituto religioso.

Essi possono, però, svolgere delle attività lavorative per la Diocesi e, di conseguenza, ricavarne dei guadagni.

I LORO STIPENDI SONO COPERTI DA TRE ISTITUTI:

  • donazioni: coprono il 10% delle necessità economiche dei preti;
  • redditi diversi da quelli religiosi per altro titolo (ad esempio gli insegnanti di religione nelle scuole);
  • 8 per mille dei contribuenti.

Un vescovo guadagna 3 mila euro al mese; un cardinale arriva a prendere 5 mila euro più bonus, mentr al Papa spetta il privilegio poter accedere una volta all’anno anche alle donazioni raccolte (“Obolo di San Pietro”).