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Noragugume: storia, luoghi d’interesse e tradizioni

Noragugume è un comune della provincia di Nuoro che conta 290 abitanti. Situato a 300 m di altitudine, il Paese si trova tra la catena montuosa del Marghine e il lago Omodeo ed è sovrastato dall’imponente massiccio del Gennargentu.

 

 

Noragume ha origini antichissime: i reperti archeologici conservati nella zona  risalgono all’epoca nuragica e pre-nuragica. Nel periodo giudicale (periodo risalente alla metà dell’XI secolo durante il quale la Sardegna era divisa in quattro regni o giudicati, ognuno guidato da un re o un giudice, che aveva l’autorità suprema), il villaggio si chiamava Nuracogomo e faceva parte del giudicato di Torres. Successivamente, dopo la caduta del giudicato nel 1259, passò al giudicato di Arborea, fino al 1421. Poi, passò sotto il controllo di diverse famiglie nobiliari sarde, fino a che, nel 1843, non ottenne l’indipendenza. Oggi Noragugume appartiene alla Diocesi di Alghero-Bosa.

 

 

Si dice che il nome “Noragugume” derivi da un nuraghe a forma di pentola edificato poco lontano dal centro abitato che risalirebbe al XV secolo.

 

 

 

 

Il borgo di Noragugume è caratterizzato da un impianto urbanistico ordinato dove si trovano diversi edifici religiosi. Nonostante le origini del borgo siano preistoriche,  l’attuale abitato, ordinato e ornato da murales, risale al XV secolo.

 

 

Da visitare:

 

  • Chiesetta di S. Itria: risalente al 1620, è stata oggetto di lavori di ristrutturazione; durante i lavori sono stati trovati numerosi resti umani, con indumenti ed oggetti di particolare interesse; è situata nella piazza centrale del borgo.

 

 

  • Chiesa di San Michele: situata inizialmente poco distante dal centro abitato, ma oggi raggiunta dall’espansione edilizia.

 

 

  • Chiesetta di Santa Croce: consacrata nel 1593; è situata al centro del Paese.

 

 

 

Il territorio è caratterizzato da numerosi reperti archeologi.

Tra i nuraghi, troviamo: la nuraghe di Tòlinu (la struttura si trova in posizione dominante su un altopiano a due chilometri dal paese; risalente all’età del bronzo, è stata rimaneggiata in fasi successive; attorno alla struttura si intravede l’insediamento abitativo) e l’Irididdo (con torre centrale e due laterali, Muresune e Litzera). Troviamo, inoltre, un menhir (Sa Pedra e’ Taleri), databile 3300-2500 a.C., che emerge isolato e imponente (alto quattro metri e mezzo) su un’area pianeggiante.

 

 

Le feste più sentite nel Paese sono:

 

 

  • la festa in onore della Beata Vergine D’Itria: si svolge ogni anno il giorno della Pentecoste; questa festa ha origini lontane, infatti, un tempo, si diceva che il Paese fosse diviso in diversi rioni e i cavalieri che rappresentavano ogni rione cercavano di conquistare il drappo della Vergine portato dal fantino che guidava la corsa; le celebrazioni religiose sono seguite da un’ Ardia, che consiste in una corsa al galoppo dei valorosi cavalieri attorno al santuario.

 

  • la festa di Sant’ Antonio: si svolge il 16 gennaio.

 

  • la festa di San Giacomo (il Patrono del Paese): si festeggia il 25 luglio

 

  • la festa di San Giovanni: si svolge a fine giugno

 

  • s’izzadorzu: celebrazioni accompagnate da eventi folcloristici, gare poetiche in logudorese e degustazioni di ricette della tradizione pastorale

 

 

 

A ogni festa è abbinato un dolce: risciolas, pasta violada e culinzones de mendula per carnevale, casadinas al formaggio e tiliccas (sapa, mandorle e miele) a Pasqua, pabassinos (mandorle, noci e uvetta) e santos de tuccaru per Ognissanti.

 

 

Noragugume è conosciuta soprattutto per una serie di eventi che hanno interessato il Paese e l’Intera Sardegna e che hanno portato alla cosiddetta “faida di Noragugume”. Ancora oggi non si conoscono i motivi di questa faida, ma, purtroppo, si conosce la strage che ha provocato: 8 omicidi (uno ogni tre mesi) e 2 tentati omicidi. La vicenda ha interessato due fazioni: 1) i Cherchi, gli Spada e i Nieddu e 2) i Corda, gli Argiolas, i Pinna, i Marongiu e i Falchi. Tutto inizia nei primi giorni di giugno 1998, con una serie di avvenimenti (uccisioni di cani, attacchi dinamitardo, fienili bruciati, greggi decimati, cavalli uccisi e croci con le iniziali di nomi trovate sui portoni delle case), che portano, poi, all’ uccisione di un pastore (Giuseppe Cherchi), nel suo bar, il 12 giugno 1998. Esattamente due mesi dopo, il 12 agosto, viene ucciso anche il fratello 62enne del pastore (Salvatore), nella strada provinciale per Ottana, da due fucilate a pallettoni. Poi, il terzo omicidio, la mattina del 25 agosto: Francesco Corda, 38 anni. Probabilmente, tutti avevano lo stesso movente: abigeato. Ma i dubbi vengono in parte allontanati con l’ uccisione della quarta vittima: Tommaso Maria Corda, 74 anni (padre di Francesco). Si scopre, infatti, che tutti sono immischiati in affari mafiosi. Ma non basta: il 7 agosto del 1999 viene ucciso Aldo Spada, il fratello del sindaco Antonello. Era molto probabilmente uno dei sicari di Francesco Corda. Alla fine del mese, un’altra vittima: Antonello Ladu, di Sarule. Forse era soltanto un testimone involontario. Successivamente, altre vittime, ma non si sa ancora se questi omicidi fossero riconducibili a quella vicenda. Dopo questa serie di omicidi, vengono organizzate due imboscate, entrambe rivolte a Salvatore Marongiu, 50 anni, e a suo figlio Giuseppe, 19 anni. La prima avviene il 24 ottobre 1999, mentre i due percorrevano una strada di campagna, tra Silanus e Bolotona: i due vengono raggiunti da una tempesta di fuoco ma la prontezza di riflessi di Salvatore (alla guida del veicolo) riesce a mettere in fuga i killer. Ci riprovano, poi, all’inizio dell’anno 2000, ma, ancora una volta, la missione fallisce. Poi segue un anno di pace, dove tutto sembra tranquillo, fino a quando, il 26 novembre 1999, viene ucciso, davanti alla casa della sua ragazza, Tonino Pinna, nipote di Salvatore e cugino di Giuseppe Maroungiu. Un mese dopo viene ucciso Antonello Nieddu e ferito il fratello Giuseppe. Poi, l’ultimo tragico omicidio di questa faida: il 19 marzo 2000 viene ucciso Robertino Pinna di Dualchi, con tre colpi di pistola, mentre si trovava in compagnia della fidanzata in una piazzola nella periferia del paese. L’omicidio avvenuto nel novembre del 2015, nei confronti di Giampietro Argiolas, non ha evidenti legami con le tragedie della faida. Ma, per il momento, il collegamento non è nemmeno smentito. Questa faida ha avuto settanta udienze ed è terminata con quattro condanne all’ergastolo per tre omicidi.

 

 

 

La lingua che caratterizza la cultura del Paese, nel Marghine, è la lingua sarda logudorese, con influenze barbaricine e campidanesi. Secondo il Wagner, il sardo del Marghine è lo stesso che si parla nel Meilogu e nel Goceano, seppur con alcune varianti fonetiche. Il sardo del Marghine è molto apprezzato grazie al Canto a Tenores e ai poeti che compongono le loro poesie durante apposite gare di poesia.