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LA BOLDRINI RIPARTE DALLO IUS SOLI

Scendere nei campi fangosi della serie B dopo avere giocato in Champions, prendere atto dell’ asfaltatrice che il 4 marzo ti è passata sopra, mentre centrodestra e grillini meditano di fare un governo tra loro e lasciarti all’ opposizione, non sono cose facili. Il giorno in cui Roberto Fico è stato eletto presidente della Camera, una Laura Boldrini 

ncredula e quasi oltraggiata vagava per il corridoio del Transatlantico come un fantasma. Nessuno la cercava, i giornalisti erano tutti altrove. Serviranno tempo e tanta umiltà: a lei, all’ altro ex potentissimo Pietro Grasso e a tutti gli altri capetti della sinistra che, sino a poche settimane fa, facevano il bello e cattivo tempo in parlamento, sui quotidiani amici (praticamente tutti) e nei telegiornali Rai.

Che la metabolizzazione del trauma sarà lenta e dolorosa lo dimostra l’ elenco delle proposte di legge presentate il primo giorno della legislatura: c’ è tutto quello che Boldrini, Grasso e compagni avrebbero voluto fare nei cinque anni passati e non sono riusciti a realizzare. Ci riprovano adesso, subito, come se nel frattempo niente fosse successo.

Ripartono da dove si erano andati a schiantare: dall’ immigrazione e dallo ius soli, che assieme alla surreale crociata antifascista hanno fruttato a Liberi e uguali un misero bottino elettorale del 3,4%. In sintonia, come poche volte è capitato loro di fare nello scorso quinquennio, gli ormai ex presidenti delle Camere hanno depositato le rispettive proposte per rendere italiano il figlio di stranieri che nasce sul nostro territorio. Anche il titolo è lo stesso: “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”. La legge di 26 anni fa che intendono cambiare è proprio quella che disciplina l’ acquisizione dello status di italiano tramite ius sanguinis. Assieme a Grasso, firmano il testo i senatori di Leu Loredana De Petris, Vasco Errani e Francesco Laforgia.

BATTAGLIA DI GENERE

Torna anche la battaglia di genere e fare da battistrada è sempre la Boldrini, col suo progetto di legge “per il contrasto dell’ omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’ identità sessuale”. Riprende il testo che cinque anni fa era stato scritto da Ivan Scalfarotto e controfirmato da moltissimi del Pd, e che l’ aula della Camera aveva approvato nel settembre del 2013.

Introduce un’ aggravante per i reati “fondati sull’ omofobia o transfobia”: a Montecitorio era passato con i voti favorevoli dei Cinque Stelle e addirittura di alcuni forzisti, prima che lo stesso Partito democratico decidesse di tumularlo negli scantinati delle commissioni di palazzo Madama. Proprio al Senato, per ora solitaria, sforna progetti simili la parlamentare del Pd Monica Cirinnà, altra avanguardia del fronte Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

RIECCO FIANO

Dopo l’ approvazione della legge sulle unioni civili, aveva promesso norme di tutti i tipi: per l’ adozione dei minori da parte delle coppie omosessuali, per il riconoscimento dei matrimoni gay, per punire i responsabili di qualunque discriminazione “omofoba” o simile. Le è andata male, ma pare intenzionata a riprovarci.Ha presentato il disegno di legge per le “Disposizioni in materia di contrasto alle discriminazioni motivate dall’ orientamento sessuale e dall’ identità di genere”, simile a quello di Scalfarotto che è stato fotocopiato dalla Boldrini, e ha depositato una proposta per il riconoscimento delle nozze omo, mascherata da norme per il “contrasto

alla discriminazione matrimoniale”. Quest’ ultima ripropone il testo che nel 2013 era stato firmato da Sergio Lo Giudice, senatore del Pd e presidente onorario di Arcigay, e stabilisce, in buona sostanza, che negare a due dello stesso stesso la possibilità di sposarsi significa discriminarli rispetto agli eterosessuali.

Per il Premio Resipiscenza corre invece Emanuele Fiano. A firma dell’ accigliato deputato piddino c’ è il progetto che introduce misure “per la prevenzione della radicalizzazione e dell’ estremismo violento di matrice jihadista”. Ancora nessuna traccia della sua proposta di legge “concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”, che tanto ha fatto discutere nei mesi scorsi. Ma, visto il personaggio, con ogni probabilità è solo una questione di tempo.