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Achille Lauro si racconta in un’intervista

Achille Lauro, “il ragazzo di periferia”

 

Il cantante più discusso degli ultimi tempi e il più esuberante sul palco di Sanremo si racconta sulle pagine del quotidiano “Corriere della Sera”.

Un ragazzo di periferia che spaccia, gira per strada con le armi in tasca, che ruba motorini e che ha alle spalle anche la detenzione in carcere: questo è il ritratto che viene fatto di Lauro De Marinis, conosciuto al pubblico come “Achille Lauro”.

MA il cantante non ci sta e controbbatte: “tutto falso”.

“Sono cresciuto in un ambiente difficile, in mezzo a persone problematiche. Ho avuto abbastanza amici incasinati, reduci da dipendenza o da sbagli adolescenziali. Io cerco di aiutare le persone a non distruggere la loro vita.  Casa nostra era sempre piena di ragazzi presi in affido. Sono sempre stato abituato a condividere. Non mi è mai mancato nulla. Mio padre è stato professore universitario e avvocato. Ho visto per tutta la vita i miei farsi il culo e non riuscire, mio padre spaccarsi la schiena senza avere quello che gli spettava, mia madre fare lavoretti saltuari umilianti. Da questo è nata la mia ambizione. Ho pagato di tasca mia la sala del primo concerto. Per anni non ho dormito. Sanremo è il frutto di quindici anni di impegno. Se quel che dicono su di me fosse vero, oggi non sarei qui”.

E conclude dicendo: ” Canto per dire ai ragazzi di non sprecare il loro tempo: prima capisci quello che vuoi fare, prima arrivi al successo. E il successo non è la fama; è la riuscita del proprio percorso”.