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21 luglio 1979

                        21 luglio 1979

Giorgio Boris Giuliano venne barbaramente assassinato.

 

Giorgio Boris Giuliano (Piazza Amerina, 22 ottobre 1930 – Palermo, 21 luglio 1979) è stato un poliziotto italiano, un ufficiale e investigatore della Polizia, e capo della Squadra Mobile di Palermo.

Nacque a Piazza Amerina, in provincia di Enna e, poiché suo padre era un sottufficiale della Marina Militare, trascorse una parte dell’infanzia in Libia, dove il padre era di stanza. Più tardi la famiglia rimpatriò, stabilendosi nel 1941 a Messina, dove Giorgio Boris si laureò in giurisprudenza nel 1956. Iniziò a lavorare per una piccola società manifatturiera, la Plastica italiana, e poi si trasferì a Milano con la famiglia. Qui, a Milano, divenne dirigente di una società manifatturiera.

Nel 1962 vinse il concorso come commissario di Polizia, e nel 1963, al termine del corso di formazione, chiese di essere assegnato a Palermo, dove poco tempo dopo entrò alla locale Squadra Mobile, in cui lavorò sino all’ultimo giorno, dapprima alla Sezione Omicidi, in seguito come vice-dirigente e infine dirigente dall’ottobre 1976.

Conseguì una specializzazione presso la FBI National Academy, ebbe meriti speciali e ottenne numerosi riconoscimenti per le sue attività operative.

Giuliano fu nominato capo della Squadra Mobile di Palermo al posto di Bruno Contrada, suo amico fraterno, accusato di collusione con la mafia.

Fu proprio lui ad occuparsi del misterioso caso che riguardava Bruno Contrada: improvvisamente, infatti, nel 1970 De Mauro scomparve nel nulla.

Le indagini furono svolte con ampia collaborazione fra i Carabinieri e la Polizia, coordinati dal commissario Giorgio Boris Giuliano.

De Mauro aveva avuto un passato alquanto animato e viveva un presente non meno vivace: in gioventù aderì alla X Flottiglia Mas (corpo militare che si macchiò di vari crimini di guerra, in operazioni contro la Resistenza Italiana) e restò in ottimi rapporti col suo comandante, Junio Valerio Borghese;  dopo aver lavorato come giornalista presso la testata dell’Eni, Il Giorno, si interessò degli interventi di Enrico Mattei (un partigiano che partecipò alla Resistenza e che, dopo aver iniziato ad operare nel C.L.N., riuscì a intessere una rete informativa, nella quale coinvolse anche diversi parroci, grazie alla quale si procacciava informazioni “fresche” sugli spostamenti del nemico) nella politica siciliana e, pertanto, iniziò un’attività di cronista investigativo sulla mafia, slegata dalla linea editoriale e perciò per suo conto.

Scomparve dopo aver promesso al regista Francesco Rosi, che stava realizzando un film sulla vita di Mattei, notizie importanti, tali da potergli far guadagnare, aveva detto alla figlia, una “laurea in giornalismo”.

De Mauro aveva sottolineato che l’intervento di Mattei aveva insediato un governo regionale che, alla prima occasione, con una legge speciale favorì i potentissimi esattori di Salemi, Nino ed Ignazio Salvo, considerati vicini alla mafia che, sempre più certamente, si era incaricata di eliminare lo stesso Mattei. Forse De Mauro aveva raccolto documenti che provavano questo coinvolgimento.

De Mauro scomparve proprio quando il suo vecchio comandante Borghese, col quale comunque era rimasto in contatto, andava allestendo il tentativo di colpo di Stato noto come”golpe dei forestali”.

Mentre i Carabinieri si indirizzavano su piste legate al traffico di droga, sul quale De Mauro poteva effettivamente aver cercato informazioni, Giuliano, insieme ai magistrati, approfondì la pista dell’attentato a Mattei.

Nel 1979 Giuliano pervenne al ritrovamento di due valigette contenenti 500.000 dollari all’aeroporto di Palermo – Punta Raisi,che si scoprì essere il pagamento di una partita di eroina sequestrata all’ aeroporto di New York. Contemporaneamente a questa indagine, gli uomini di Giuliano fermarono due mafiosi, Antonino Marchese e Antonino Gioè, nelle cui tasche trovarono una bolletta con l’indirizzo di via Pecori Giraldi: nell’appartamento i poliziotti scovarono armi, quattro chili di eroina e una patente contraffatta sulla quale era incollata la fotografia di Leoluca Bagarella, cognato del boss corleonese Salvatore Riina; inoltre in un armadio venne trovata anche un’altra fotografia che ritraeva insieme numerosi mafiosi vicini al Clan dei Corleonesi. Dopo la scoperta nell’appartamento di via Pecori Giraldi, arrivarono telefonate anonime al centralinodella questura di Palermo che minacciavano Giuliano di morte.

Il 21 luglio 1979, mentre pagava il caffè appena bevuto nella caffetteria Lux di via Di Blasi, a Palermo, Leoluca Bagarella gli sparò a distanza ravvicinata sette colpi di pistola alle spalle, uccidendolo.

È sepolto nella cappella di famiglia nel cimitero di Piazza Armerina.

Il suo successore, come capo della squadra mobile, sarà Giuseppe Impallomeni, precedentemente allontanato dalla squadra mobile di Firenze per un giro di tangenti, e inopinatamente, dal 309º posto della graduatoria dei vicequestori aggiunti, era passato al 13º posto, fatto che gli consente di prendere il comando della squadra mobile di Palermo. 

Nel 1995, nel processo per l’omicidio Giuliano, vennero condannati all’ergastolo i boss mafiosi Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Nenè Geraci e Francesco Spadaro come mandanti del delitto, mentre Leoluca Bagarella venne condannato alla stessa pena come esecutore materiale dell’omicidio.Boris-Giuliano