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La Iena Luigi Pelazza truffa un’imprenditore

Ernesto Fratta dichiara di essere stato truffato dalla Iena Luigi Pelazza.

l’ex imprenditore si rivolge direttamente alla iena Luigi Pelazza, dando all’ inizio una motivazione riguardo la pubblicazione del messaggio sulla rete:

Caro Luigi Pelazza te la sei cercata, perchè se ti fossi comportato da uomo, onesto, non saremmo arrivati a questo punto. Hai avuto 16 / 17 anni per mettere a posto le cose con il sottoscritto, ma non lo hai fatto – stai approfittando della prescrizione – ma prescrizione o meno, quello che mi hai rubato rimane e me lo devi“.

Fratta si riferisce ad una vicenda risalente a 17 anni fa, quando era un super grossista e fornitore della iena Pelazza che era un commerciante di oreficeria all’ ingrosso.

Ti sei portato via 12 Kg di merce (me ne avevi chiesti 5 o 6 ma io te ne ho dati 12)- dopodichè siete spariti tu e il tuo socio.

L’ultima volta che ho visto Pelazza gli ho consegnato ulteriori 12 chili in conto visione, dopo che mi diceva di aver subito una rapina. Dopodiché il nulla“.

Gli ultimi 12 chili di oreficeria consegnati a Pelazza e socio non sono mai stati fatturati( trattandosi di merce in conto visione ) la quale prevede la fatturazione della stessa entro 12 mesi, previa autorizzazione del cliente a fatturare oppure restituire, cosa ovviamente mai successa perché i due erano irrecuperabili e si erano appropriati indebitamente di questa ultima merce.

Aggiungo che ho dato loro questi ulteriori 12 chili per poter continuare senza intoppi la loro attività e poter quindi far fronte anche al pagamento degli assegni già nelle mie mani per fatture precedenti. La truffa quindi non riguarda solo i 350 milioni( corrispettivo degli assegni ) ma anche e soprattutto gli ultimi 12 chili svaniti nel nulla così come Pelazza e socio. Il valore attuale di 12 chili di oreficeria in 18 kt corrisponde oggi a circa 400 mila euro che andrebbero ad aggiungersi ai 350 milioni di lire degli assegni impagati.

L’imprenditore, allarmatosi ha provato ad incassare gli assegni lasciati dal Pelazza per il pagamento della merce, senza successo, in quanto non erano coperti.

Essendo passati molti anni dall’ accaduto, la questione è andata in prescrizione, e come dichiara Fratta:

La prescrizione prevede che quando un atto o un documento viene prescritto è come se non esistesse, quindi per la legge è come se non mi devi niente, ma da uomo a uomo mi devi questi soldi.

Conclude poi:

“Dobbiamo trovare una soluzione a questa cosa caro luigi Pelazza. Puoi anche non trovare alcuna soluzione e denunciarmi per diffamazione, ma io non ho nulla da perdere“.

E’ pur vero che non sono state fornite prove consistenti riguardo la vicenda in questione. L’unica conferma deriva da un post su Facebook di un ex collaboratore dell’ imprenditore ai tempi della presunta truffa:

Confermo tutto quanto dichiarato da Ernesto Fratta a proposito della truffa di Luigi Pelazza essendo stato dipendente della Oralma srl e presente all’epoca dei fatti. 
Confermo anche che le scritture sulle stampe della ditta sono di mio pugno. 
Fratta ha sempre aiutato e dato fiducia a Pelazza e socio ..e quel che sapete è il ” ringraziamento “.
Oltretutto sono venuto a conoscenza del fatto che il sig Fratta versa ormai da tempo in grave difficoltà economica. Pensavo che in questi anni Pelazza si sarebbe comportato da Uomo Onesto ma ho dovuto constatare che purtroppo non è stato così“.

Purtroppo questa testimonianza, oltre ad evidenziare l’accaduto, evidenzia anche che il Sig. Fratta non ha davvero nulla da perdere in quanto “versa ormai da tempo in grave difficoltà economica“.
Situazione confermataci da lui stesso in un messaggio:

Sono senza lavoro. La mia azienda di commercio di oreficeria è fallita, ho perso tutto. Vivo in Spagna on un appartamento in affitto da quasi 5 anni grazie alla pensione della mamma novantenne

Se ciò che è stato dichiarato dal sig. Fratta corrispondesse al vero, purtroppo il Pelazza non deve nulla a questo signore perchè il caso è stato prescritto, ma appoggiarsi alla prescrizione (legge tra l’altro a nostro avviso ingiusta) per una somma di denaro così consistente non è etico ed è immorale, soprattutto se il debitore è uno di quei “paladini della giustizia” che scovano le ingiustizie altrui per portarle all’ attenzione del pubblico.